Alessandro Arcuri

bassista e contrabbassista

Fender Coronado Bass II


Un esperimento andato male per la Fender, che provò -con scarso successo- a sfondare nel mercato dei semiacustici, già dominato da Gibson ed Epiphone.
Ciononostante è uno strumento che (nel suo genere) è comunque validissimo.

Fender Coronado Bass II – 1967

Dettaglio della paletta

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3 Replies

  1. virgilio feb 3rd 2013

    malgrado il flop commerciale, il Coronado resta uno dei piu’ peculiari hollows di tutti i tempi. Vero corpo ‘vuoto’ senza blocco centrale solido, scala 32″ (media); 21 tasti anziche’ 20 come nei Fender jazz/precision standard, lollipop tuners, costruzione bolt on e paletta 4 in line. Due pickups, blocks and binding nel Coronado II. Al contrario del luogo comune che lo vuole non suonante, resta invece un ottimo player, al punto che uno dei top bassplayers italiani (Dario Deidda) ne fa largo uso.

  2. Ma infatti l’unico suo limite è la suonabilità tipica dei semiacustici… non è uno strumento “agilissimo” e lo slap è fuori discussione, ma fa tutto parte del suo modo di essere, tanto che più che un limite la definirei una sua caratteristica tipica!


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